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ADOZIONE PGT – intervento in consiglio del 20.05.2009

21 Maggio 2009

Qual è la nostra idea di città ?
Questa è la domanda che ho tenuto costantemente nella mia mente in questi 2 anni e mezzo di lavoro intenso e ricco.
Questo tempo è stato necessario per definire una visione complessiva della nostra città. Oggi questa visione c’è, è il risultato finale di un lavoro corale a cui tanti, anche per la prima volta, hanno partecipato.
Il Piano di Governo del Territorio (PGT) del comune di San Giuliano Milanese arriva alla sua realizzazione dopo varie stagioni urbanistiche della nostra città, le prime di sviluppo e di crescita demografica, altre, più recenti, di consolidamento. Questo PGT rappresenta un salto di qualità da una pianificazione frammentata ad una più sofisticata e d’insieme.
Il principio cardine di questo nuovo documento parte dalla considerazione che il territorio è una risorsa, un bene finito che va preservato e tutelato. Il consumo zero di territorio non urbanizzato rappresenta un punto fondamentale delle scelte strategiche del nuovo documento di piano e posiziona il nostro comune tra i primi in Lombardia, responsabili e lungimiranti, che vogliono intraprendere questa strada.
L’adozione del PGT di San Giuliano Milanese rappresenta il primo passo concreto verso un uso del territorio sostenibile, che dovrà essere perseguito dalle politiche attuative di questo piano strategico.
Il percorso di stesura di questo documento non è stato scontato. Abbiamo avuto il coraggio di percorrere strade nuove, non praticate in altri luoghi. Il Documento di Piano assume al suo interno due importanti studi: il primo sul Parco della Vettabbia, il secondo sui meccanismi economici che ci permetteranno di restituire alla città e ai cittadini pezzi di territorio urbanizzato.
Tutto il lavoro si è svolto attraverso un processo innovativo di partecipazione che ha coinvolto, e coinvolge, giovani, commercianti, associazionismo, agricoltori e mondo produttivo. Con grande impegno e determinazione sono state messe in opera iniziative nuove per la storia della nostra città: l’Urban Center, il consiglio comunale alla radio, il Portale di partecipazione al PGT (www.pgtpartecipato.it – il portale più innovativo del pgt in lombardia), i convegni e soprattutto i tavoli di partecipazione. E’ stata la prima volta che i sangiulianesi hanno potuto prendere parte, essere informati e coinvolti in un processo decisionale sulle scelte future della città e sulle prospettive di sviluppo del territorio.
La strada che abbiamo seguito è stata percorsa da pochi altri in Lombardia.
Abbiamo dimostrato coraggio, trasparenza e capacità di difendere gli interessi collettivi.
Il piano che presentiamo è pensato soprattutto per le generazioni future, attraverso la valorizzazione della nostra risorsa più importante: il verde.

Ricapitolo in sintesi i contenuti di questo piano:

•il consumo zero di suolo non urbanizzato: San Giuliano è un comune con 32 km/q di superficie, del quale circa il 70 % è verde agricolo che per la maggior parte è contenuto nel Parco Agricolo del Sud Milano, questa risorsa, come ho già detto in precedenza, verrà tutelata.

•l’idea della città tra due parchi, di grande suggestione e di estremo valore ambientale per la valorizzazione dei due corridoi ecologici generati dal fiume Lambro e dal canale Vettabbia;

•San Giuliano dovrà essere “la porta” che da Milano si apre verso il grande territorio agricolo e da questo dovrà trarne risorse per rilanciare il grande e importantissimo polo produttivo di Sesto Ulteriano, a cui è stato appositamente dedicato un progetto di città pubblica per il suo rilancio e nel quale è indicata una zona di densificazione industriale per la sua ottimizzazione;

•un elemento di particolare complessità e rilevanza, emerso nel corso di questi mesi, è stato quello delle cosiddette “aree bianche” (le aree standard sulle quali i vincoli sono decaduti) che diventeranno patrimonio della città, con soluzioni intelligenti e che non impatteranno sul territorio se non in parte residuale. La soluzione della questione delle aree bianche non è rimandabile e questo PGT da una risposta concreta e non onerosa per il Comune;

•sempre nell’ottica di riconoscere il valore ambientale della “valle del Lambro” si è trovata una sintesi nell’indicare alcune zone di potenziale riqualificazione nella zona del fronte industriale di Zivido, aprendo le cosiddette “finestre sul Lambro”: riappropriamoci di questo fiume, anche in vista della sua riqualificazione, e del suo paesaggio;

•vengono individuati nel tessuto urbano della città 8 ambiti di trasformazione che produrranno risorse economiche sufficienti per realizzare la città pubblica e le opere che saranno ritenute prioritarie per la nostra città;

•dagli otto ambiti di trasformazione individuati, si potranno ricavare un numero rilevante di alloggi, da destinare in forma mista a edilizia convenzionata, a canone calmierato, a canone sociale e ad altre forme di accesso agevolato all’ERP;

•tutti gli ambiti di trasformazione avranno indici contenuti, che permetteranno in modo realistico di dar vita ai contenuti del Piano di Governo del Territorio e di marcare un segno di differenza rispetto al passato.

Questo è un Piano organico, con prospettive e soluzioni concrete per il futuro della nostra città, e rappresenta un punto di riferimento per coloro che hanno a cuore la nostra città e i sangiulianesi.

Chiudo il mio intervento con alcuni doverosi ringraziamenti:

All’architetto e urbanista Luigi Caprarella responsabile tecnico-scientifico del processo di piano, che con la sua passione e i suoi saperi è riuscito a esplorare e far emergere le trame più profonde del nostro territorio, va il mio primo ringraziamento.
Ringrazio pubblicamente anche l’arch. Corradi, dirigente del settore tecnico del comune di San Giuliano, tutti i componenti e i collaboratori dell’ufficio di piano, l’Ass. Stefanoni il cui contributo è stato determinante.
Ringrazio inoltre l’Ass. Cadoni, con cui si è condivisa tutta l’area del documento di piano rivolta alle questioni ambientali ai corridoi ecologici, alla città tra due parchi e alla parola d’ordine “il verde come scelta strategica”.
Infine un ringraziamento particolare ai miei collaboratori stretti dell’ufficio pace e partecipazione il dott. Marcello Mantoan e la Dott.ssa Valentina Draghi.

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IL PRC AGLI AGRICOLTORI E ALLE ASSOCIAZIONI: “NON PERMETTEREMO DI CEMENTIFICARE IL PARCO SUD”

20 Gennaio 2009

Dichiarazioni del Segretario provinciale PRC Milano Antonello Patta

“Rifondazione Comunista appoggia pienamente la protesta degli agricoltori e delle associazioni del Parco Sud contro la variante al piano territoriale del Parco che consentirebbe l’avvio di una pesantissima speculazione edilizia, nell’ambito più generale di quegli interventi che rischiano di investire il territorio milanese in vista dell’Expo 2015.

È particolarmente grave che si tenti di mettere mano proprio al Parco Sud che, con il recente avvio del percorso di costruzione del Distretto di Economia Solidale (che cementa il rapporto tra gli agricoltori e il circuito dei Gas milanesi), può invece diventare il simbolo di una nuova concezione del territorio.

La Provincia di Milano non può avere un atteggiamento schizofrenico: da una parte attivare un bando di finanziamento per i Gruppi di Acquisto Solidale e dall’altro consentire alla speculazione edilizia di attaccare alla radice il Parco agricolo, che costituisce il loro principale riferimento produttivo.

Invitiamo il Presidente Penati a ripensarci e le altre forze della sinistra presenti in Provincia, in maggioranza e all’opposizione, ad unirsi a noi nel dire NO in consiglio a tutte le proposte che mirino a colpire alla radice il carattere agricolo del Parco, reiterando proposte di sottrazione di territorio da regalare alla cementificazione.

Come sinistra, esprimere la propria contrarietà all’idea di un Expo gestito dagli affari e dai poteri forti milanesi significa in primo luogo difendere il territorio dalla speculazione e promuoverne invece lo sviluppo solidale. È ora di dimostrare che non si tratta solo di propaganda elettorale”.

Milano, 19 gennaio 2009

info:335.8277755

——
Federazione Provinciale di Milano

Via Benaco, 16 – 20139 Milano

Tel.02.55231507- Fax 02.55231537

federazione@rifondazionemi

lano.org – www.rifondazionemilano.org
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Intervento consiglio comunale del 17 luglio 2008

29 Agosto 2008

Naturalmente parto dal presupposto che tutti si rendano conto della importanza dello strumento che andremo ad approvare in autunno ,come strumento in sé, al di là dei contenuti, come mezzo dato alla sovranità del Consiglio comunale di progettare il territorio, la città non solo a partire dalla lettura immediata dei bisogni ,ma nella costruzione di un progetto,di una idea che valga anche per il futuro, per un tempo lungo della politica dove si stemperano le piccolezze e gli interessi settoriali e possa prevalere l’interesse comune, la responsabilità collettiva. Read the rest of this entry ?

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«Parentesi chiusa, ora torniamo al conflitto»

30 Luglio 2008

Il nuovo segretario: «Rifondazione non è finita, svolta a sinistra dopo la disastrosa esperienza di governo»

di Micaela Bongi (il Manifesto del 30-07-2008)
La gestione unitaria la riproporrà a settembre anche «unilateralmente» e «con incarichi seri». Per il momento Paolo Ferrero, eletto domenica segretario di Rifondazione comunista sulla base di un documento -«Ricominciamo: una svolta a sinistra»- votato da quattro mozioni, prende la guida di un partito profondamente lacerato.

Diventi segretario per rilanciare Rifondazione. Un compito non facile, dopo il terremoto elettorale e dopo un congresso che ha spaccato in due il partito.
La gestione unitaria sarà riproposta sempre e comunque. A mio parere nessuno si deve sentire ospite nel Prc, il partito è la casa di tutti. Inoltre, per rilanciare Rifondazione dobbiamo agire con determinazione per applicare la linea politica che ci siamo dati e che ha il suo punto fondamentale nel rimettere il partito al lavoro nella società e costruire l’opposizione sociale e politica al governo Berlusconi e alle proposte di Confindustria.

Non era possibile fare una sintesi unitaria al congresso? È meno ambigua la maggioranza che si è costruita con le altre mozioni? Non c’è già chi dice di uscire dalle giunte o chi vorrebbe la Costituente comunista che tu avevi escluso?
La Costituente comunista non c’è in nessuna delle mozioni. Il congresso doveva decidere una linea politica, un partito senza linea politica non vive. Con la mozione Vendola c’erano due punti di differenza secca. Il primo: dopo la sconfitta dell’Arcobaleno bisogna andare avanti sul piano della politica come nei due-tre anni precedenti, con una linea di relazione significativa col Pd o di nuovo centrosinistra oppure svoltare a sinistra? Io penso che fosse necessaria una svolta a sinistra che si basa sull’analisi del perché abbiamo perso. La sinistra unita ha ottenuto il risultato più basso nella storia dell’Italia post-unità, perché per come si è presentata non si capiva la sua utilità sociale. Bisognava proporsi con chiarezza come sinistra di alternativa e non di dialogo forte col Pd. L’Unione è fallita, bisogna prenderne atto. Il secondo punto di differenza: dopo la sconfitta bisognava agire un processo unitario a sinistra superando Rifondazione, diluendo e facendo venir meno gli elementi di riferimento al comunismo oppure ripartire dal progetto della rifondazione comunista come idea strategica? Anche su questo c’erano due opinioni diverse. Su questo si è deciso il congresso, su questo era giusto decidere e su questo c’è stato l’accordo tra quattro mozioni. La mozione finale dice che si è conclusa la fase che si era aperta a Venezia sull’accordo di governo e col Pd; si riparte dal progetto di Rifondazione, è necessario rimettere Rifondazione nella società; è necessaria una svolta a sinistra, con un livello più alto di autonomia dal Pd. Su questo oggettivamente eravamo divisi.

Sull’autonomia del sociale?
Non è autonomia del sociale, «in basso a sinistra» è una citazione del compagno Marcos, andava bene qualche anno fa non capisco perché non vada bene ora…

Hai detto che nessuno si deve sentire ospite, ma quando parli del rischio di sparizione degli elementi di comunismo viene in mente quando, al momento del tuo intervento, una parte dei delegati si è messa a cantare Bandiera rossa come se considerasse l’altra parte, più ancora che ospite, come estranea.
Non si può confondere la dinamica di un’assemblea con quella che è la quotidianità della vita di un partito. Leggere il canto di Bandiera rossa come momento di esclusione secondo me è sbagliato. Credo che di fronte all’esito annunciato, al fatto che i mass media stavano tutti da una parte, c’era il fatto di dire «esistiamo», «ci siamo». Ho visto in quei cori, anche quando c’era chi gridava «Nichi, Nichi» o fischiava al momento della mia proclamazione, il riconoscimento della comunità, della battaglia politica.

Ma era un clima di scissione.
Certo, la comunità è divisa, il congresso ha diviso moltissimo il partito. Ma oggi queste differenze sono più marcate nel gruppo dirigente. C’è chi dice che è la fine di Rifondazione, ma le cose che abbiamo deciso come linea politica sono la chiusura di una parentesi catastrofica, quella del governo con la sinistra moderata che si è dimostrata impermeabile alle istanze sociali. A Venezia è stato detto che l’alternanza è il primo passo per l’alternativa, invece è il primo passo per il disastro. Riproponiamo il cammino dell’alternativa. Non riesco a capire dov’è lo stravolgimento. Sarei identitario? È una caricatura, tutti i commenti vanno nella stessa direzione: un accordicchio di potere che mischi tutto, tardo stalinista… è quasi ridicolo.

Pierluigi Bersani dice che alla conferenza programmatica di ottobre il Pd deve «fare un richiamo all’elettorato disamorato della sinistra radicale».
Berlusconi va avanti come un treno, sarei felicissimo di subire un’enorme concorrenza a sinistra da parte del Pd e se la Cgil non firmasse un accordo sul contratto che è un peggioramento secco degli accordi di luglio. Sarebbe il primo esito positivo del congresso.

Alcune forze come Sinistra democratica o i verdi non potrebbero finire nelle braccia del Pd?
Abbiamo visto, e ci metto dentro anche noi, il peso nel paese del ceto politico. Più che di politicismo preferirei parlare del perché la destra ha un’egemonia così forte nella società.

Ma ci sono anche le elezioni e per le europee c’è anche il problema dell’eventuale innalzamento della soglia di sbarramento.
E allora chiederemo a Berlusconi di non farlo o a Veltroni di opporsi… Il vero problema politico è come si batte la destra populista. Dopo il venir meno del movimento no global a interpretare la crisi del neoliberismo restano le destre populiste. Berlusconi e Tremonti ci hanno detto «stiamo entrando nella crisi» e si sono messi in sintonia con il sentimento di massa. Hanno detto che la coperta è corta e loro difendono il fatto che fuori resteranno i piedi di qualcun altro, l’immigrato, lo zingaro, il diverso. Entrando in sintonia con un sentimento diffuso di paura, la destra salda politiche sociali e securitarie. In questo quadro il Pd dice cose di liberismo temperato che non rispondono a nessuno dei problemi. Il ruolo storico della sinistra è la ricostruzione del conflitto, delle vertenzialità, del mutualismo. Costruire il conflitto del basso verso l’alto invece che quello dei penultimi verso gli ultimi e la costruzione di comunità solidali, non escludenti. Sono stato accusato di autonomia del sociale, è una pirlata. È perché chi mi accusa pratica l’autonomia del politico.

Qualcuno direbbe anche che il vostro è minoritarismo.
Io invece penso che nella storia del movimento operaio il concetto di politica riguarda la rappresentanza, la costruzione del conflitto, le pratiche solidali oggi drammaticamente assorbite sul piano della rappresentanza. Io non propongo di abbandonare la rappresentanza, ma di aumentare il peso sugli altri versanti. Sono questi gli unici terreni sui quali si può lavorare a costruire l’unità della sinistra, altrimenti siamo ceti politici che galleggiano come una pallina da pingpong sulla superficie dell’acqua. Oggi i problemi sociali sono vissuti come un dramma individuale, non come un problema politico. Se qualcuno perde la casa si vergogna, ci hanno colonizzato l’universo simbolico, abbiamo il problema di riuscire a far riprendere la dimensione collettiva dei problemi sociali. In questo senso maggior autonomia dal Pd non c’entra con maggior grado di polemica col Pd. È il presupposto per non farsi risucchiare nell’universo opaco di questa politica. Abbiamo 57 mesi di opposizione davanti, visto che il congresso si fa ogni tre anni, almeno che nei prossimi tre anni si faccia questo lavoro nella società.

Hai parlato di venir meno del movimento no global, il sindacato è nell’angolo. Insomma, ripartire sarà complicato.
Penso che sia importantissimo il fatto che stia partendo un’aggregazione di sinistra sindacale. La situazione è tutt’altro che stabilizzata, in autunno sarà possibile costruire momenti di lotta. L’operaio che ha votato Lega è forse disponibile al conflitto perché il salario è quello suo. Il lavoro va fatto unitariamente, con comunisti, ambientalisti, partiti, non partiti… Con una manifestazione ma non solo. Mettendo in piedi una campagna referendaria sulla legge 30, la democrazia, la Fini-Giovanardi sulle droghe. E aderire al referendum sul lodo Alfano non lo considererei sbagliato. La questione morale non va lasciata a Di Pietro. E a chi mi chiede il perché di un richiamo così forte al comunismo rispondo citando quello che diceva Lucio Magri a proposito di Rifondazione comunista: i due termini si qualificano a vicenda, l’uno senza l’altro perde significato, oggi più che ieri.