Emiliano Zambarbieri

Anche cercando di ucciderla, la citta non muore !!

«Parentesi chiusa, ora torniamo al conflitto»

Il nuovo segretario: «Rifondazione non è finita, svolta a sinistra dopo la disastrosa esperienza di governo»

di Micaela Bongi (il Manifesto del 30-07-200 8)
La gestione unitaria la riproporrà a settembre anche «unilateralmente» e «con incarichi seri». Per il momento Paolo Ferrero, eletto domenica segretario di Rifondazione comunista sulla base di un documento -«Ricominciamo: una svolta a sinistra»- votato da quattro mozioni, prende la guida di un partito profondamente lacerato.

Diventi segretario per rilanciare Rifondazione. Un compito non facile, dopo il terremoto elettorale e dopo un congresso che ha spaccato in due il partito.
La gestione unitaria sarà riproposta sempre e comunque. A mio parere nessuno si deve sentire ospite nel Prc, il partito è la casa di tutti. Inoltre, per rilanciare Rifondazione dobbiamo agire con determinazione per applicare la linea politica che ci siamo dati e che ha il suo punto fondamentale nel rimettere il partito al lavoro nella società e costruire l’opposizione sociale e politica al governo Berlusconi e alle proposte di Confindustria.

Non era possibile fare una sintesi unitaria al congresso? È meno ambigua la maggioranza che si è costruita con le altre mozioni? Non c’è già chi dice di uscire dalle giunte o chi vorrebbe la Costituente comunista che tu avevi escluso?
La Costituente comunista non c’è in nessuna delle mozioni. Il congresso doveva decidere una linea politica, un partito senza linea politica non vive. Con la mozione Vendola c’erano due punti di differenza secca. Il primo: dopo la sconfitta dell’Arcobaleno bisogna andare avanti sul piano della politica come nei due-tre anni precedenti, con una linea di relazione significativa col Pd o di nuovo centrosinistra oppure svoltare a sinistra? Io penso che fosse necessaria una svolta a sinistra che si basa sull’analisi del perché abbiamo perso. La sinistra unita ha ottenuto il risultato più basso nella storia dell’Italia post-unità, perché per come si è presentata non si capiva la sua utilità sociale. Bisognava proporsi con chiarezza come sinistra di alternativa e non di dialogo forte col Pd. L’Unione è fallita, bisogna prenderne atto. Il secondo punto di differenza: dopo la sconfitta bisognava agire un processo unitario a sinistra superando Rifondazione, diluendo e facendo venir meno gli elementi di riferimento al comunismo oppure ripartire dal progetto della rifondazione comunista come idea strategica? Anche su questo c’erano due opinioni diverse. Su questo si è deciso il congresso, su questo era giusto decidere e su questo c’è stato l’accordo tra quattro mozioni. La mozione finale dice che si è conclusa la fase che si era aperta a Venezia sull’accordo di governo e col Pd; si riparte dal progetto di Rifondazione, è necessario rimettere Rifondazione nella società; è necessaria una svolta a sinistra, con un livello più alto di autonomia dal Pd. Su questo oggettivamente eravamo divisi.

Sull’autonomia del sociale?
Non è autonomia del sociale, «in basso a sinistra» è una citazione del compagno Marcos, andava bene qualche anno fa non capisco perché non vada bene ora…

Hai detto che nessuno si deve sentire ospite, ma quando parli del rischio di sparizione degli elementi di comunismo viene in mente quando, al momento del tuo intervento, una parte dei delegati si è messa a cantare Bandiera rossa come se considerasse l’altra parte, più ancora che ospite, come estranea.
Non si può confondere la dinamica di un’assemblea con quella che è la quotidianità della vita di un partito. Leggere il canto di Bandiera rossa come momento di esclusione secondo me è sbagliato. Credo che di fronte all’esito annunciato, al fatto che i mass media stavano tutti da una parte, c’era il fatto di dire «esistiamo», «ci siamo». Ho visto in quei cori, anche quando c’era chi gridava «Nichi, Nichi» o fischiava al momento della mia proclamazione, il riconoscimento della comunità, della battaglia politica.

Ma era un clima di scissione.
Certo, la comunità è divisa, il congresso ha diviso moltissimo il partito. Ma oggi queste differenze sono più marcate nel gruppo dirigente. C’è chi dice che è la fine di Rifondazione, ma le cose che abbiamo deciso come linea politica sono la chiusura di una parentesi catastrofica, quella del governo con la sinistra moderata che si è dimostrata impermeabile alle istanze sociali. A Venezia è stato detto che l’alternanza è il primo passo per l’alternativa, invece è il primo passo per il disastro. Riproponiamo il cammino dell’alternativa. Non riesco a capire dov’è lo stravolgimento. Sarei identitario? È una caricatura, tutti i commenti vanno nella stessa direzione: un accordicchio di potere che mischi tutto, tardo stalinista… è quasi ridicolo.

Pierluigi Bersani dice che alla conferenza programmatica di ottobre il Pd deve «fare un richiamo all’elettorato disamorato della sinistra radicale».
Berlusconi va avanti come un treno, sarei felicissimo di subire un’enorme concorrenza a sinistra da parte del Pd e se la Cgil non firmasse un accordo sul contratto che è un peggioramento secco degli accordi di luglio. Sarebbe il primo esito positivo del congresso.

Alcune forze come Sinistra democratica o i verdi non potrebbero finire nelle braccia del Pd?
Abbiamo visto, e ci metto dentro anche noi, il peso nel paese del ceto politico. Più che di politicismo preferirei parlare del perché la destra ha un’egemonia così forte nella società.

Ma ci sono anche le elezioni e per le europee c’è anche il problema dell’eventuale innalzamento della soglia di sbarramento.
E allora chiederemo a Berlusconi di non farlo o a Veltroni di opporsi… Il vero problema politico è come si batte la destra populista. Dopo il venir meno del movimento no global a interpretare la crisi del neoliberismo restano le destre populiste. Berlusconi e Tremonti ci hanno detto «stiamo entrando nella crisi» e si sono messi in sintonia con il sentimento di massa. Hanno detto che la coperta è corta e loro difendono il fatto che fuori resteranno i piedi di qualcun altro, l’immigrato, lo zingaro, il diverso. Entrando in sintonia con un sentimento diffuso di paura, la destra salda politiche sociali e securitarie. In questo quadro il Pd dice cose di liberismo temperato che non rispondono a nessuno dei problemi. Il ruolo storico della sinistra è la ricostruzione del conflitto, delle vertenzialità, del mutualismo. Costruire il conflitto del basso verso l’alto invece che quello dei penultimi verso gli ultimi e la costruzione di comunità solidali, non escludenti. Sono stato accusato di autonomia del sociale, è una pirlata. È perché chi mi accusa pratica l’autonomia del politico.

Qualcuno direbbe anche che il vostro è minoritarismo.
Io invece penso che nella storia del movimento operaio il concetto di politica riguarda la rappresentanza, la costruzione del conflitto, le pratiche solidali oggi drammaticamente assorbite sul piano della rappresentanza. Io non propongo di abbandonare la rappresentanza, ma di aumentare il peso sugli altri versanti. Sono questi gli unici terreni sui quali si può lavorare a costruire l’unità della sinistra, altrimenti siamo ceti politici che galleggiano come una pallina da pingpong sulla superficie dell’acqua. Oggi i problemi sociali sono vissuti come un dramma individuale, non come un problema politico. Se qualcuno perde la casa si vergogna, ci hanno colonizzato l’universo simbolico, abbiamo il problema di riuscire a far riprendere la dimensione collettiva dei problemi sociali. In questo senso maggior autonomia dal Pd non c’entra con maggior grado di polemica col Pd. È il presupposto per non farsi risucchiare nell’universo opaco di questa politica. Abbiamo 57 mesi di opposizione davanti, visto che il congresso si fa ogni tre anni, almeno che nei prossimi tre anni si faccia questo lavoro nella società.

Hai parlato di venir meno del movimento no global, il sindacato è nell’angolo. Insomma, ripartire sarà complicato.
Penso che sia importantissimo il fatto che stia partendo un’aggregazione di sinistra sindacale. La situazione è tutt’altro che stabilizzata, in autunno sarà possibile costruire momenti di lotta. L’operaio che ha votato Lega è forse disponibile al conflitto perché il salario è quello suo. Il lavoro va fatto unitariamente, con comunisti, ambientalisti, partiti, non partiti… Con una manifestazione ma non solo. Mettendo in piedi una campagna referendaria sulla legge 30, la democrazia, la Fini-Giovanardi sulle droghe. E aderire al referendum sul lodo Alfano non lo considererei sbagliato. La questione morale non va lasciata a Di Pietro. E a chi mi chiede il perché di un richiamo così forte al comunismo rispondo citando quello che diceva Lucio Magri a proposito di Rifondazione comunista: i due termini si qualificano a vicenda, l’uno senza l’altro perde significato, oggi più che ieri.

Sofocle e l’edipo re

Sofocle nell’Edipo Re parlando
agli antichi greci, diceva che
la cit tà è nulla se non è
abitata dagli uomini. Questa
ovvietà pone l’obbiett ivo,
ancora a distanza di millenni,
della qualità dell’urbano e
della qualità delle condizioni
di cittadinanza…

Perchè il Piano di Governo del Territorio a San Giuliano

Il Piano di Governo del Territorio (PGT) del comune di San Giuliano Milanese arriva alla sua realizzazione dopo varie stagioni urbanistiche della nostra città, le prime di sviluppo e di crescita demografica, altre più recenti di conservazione. Il PGT rappresenta un salto di qualità condiviso dell’amministrazione da una pianificazione frammentata ad altra più sofisticata e d’insieme.

La motivazione di fondo che ci porta oggi a ritenere fondamentale per il futuro della nostra città il tema della pianificazione territoriale parte nel 2004 all’avvio di questo mandato elettorale e passa attraverso la sostanziale presa d’atto dell’ esaurimento delle potenzialità del tradizionale Piano Regolatore Generale che ha progressivamente ceduto il passo all’utilizzo di strumenti urbanistici come i Piani Integrati di intervento, nonchè all’introduzione di nuove norme urbanistiche come la L.R. n° 12 del 2005 unitamente ad un intenso dibattito politico all’interno della maggioranza di governo che ha trovato la sua sintesi con il mio ingresso in giunta e il suo valore con la decisione di realizzare il PGT entro la fine di questo mandato elettorale.

I principi cardine di questo nuovo documento partono dalla considerazione che il territorio è una risorsa, un bene finito che va preservato e tutelato. Il consumo zero di territorio non urbanizzato rappresenta un punto fondamentale delle scelte strategiche del nuovo documento di piano e posiziona il nostro comune tra i primi responsabili e lungimiranti che vogliono intraprendere questa strada.

La partecipazione dei cittadini al processo di definizione del PGT è considerata dall’amministrazione comunale di San giuliano milanese fondamentale e nello specifico per i temi della riqualificazione urbana e del sostegno delle attività commerciali, della sicurezza, della valorizzazione della socialità, del paesaggio e dell’agricoltura come produzione sostenibile. La partecipazione ha come primo obbiettivo la definizione degli orizzonti di senso e le scelte strategiche su tematiche che l’amministrazione considera centrali per il bene della comunità.

Tutti i cittadini devono rendersi conto dell’importanza dello strumento che andiamo ad approntare, anche come strumento in sé, al di là dei contenuti, come mezzo dato alla sovranità dell’amministrazione pubblica di progettare il territorio e la città non solo a partire dalla lettura immediata dei bisogni, ma nella costruzione di un progetto, di una idea che valga anche per il futuro, per un tempo lungo della politica dove si stemperano le piccolezze e gli interessi settoriali e possa prevalere l’interesse comune, la responsabilità collettiva.

La stagione urbanistica verso cui ci accingiamo ad andare è consapevole che gli interessi del privato sono “forti” ma è cresciuta e diffusa la cosciente cultura ambientalista, una idea nuova di città e soprattutto la convinzione che il territorio è un bene comune da difendere e da incanalare verso trasformazioni e mutazioni che tutelino i cittadini e la qualità della vita e che si avvalgano delle capacità più alte delle scienza della progettazione e dell’urbanistica.

Il territorio, in particolare il nostro territorio che è urbano ai limiti di una grande metropoli come Milano, è un organismo vivo dove gli uomini e le donne vivono e lavorano, trasformano l’esistente a partire da sé; la somma degli interessi dei singoli di chi abita, di chi produce, di chi commercia non solo genera caos e squilibrio, ma riflette la sperequazione data delle ricchezze e delle collocazioni di classe, dei punti di partenza. La necessità di regole è condivisa, meno il fatto che non basta registrare l’esistente e dirimere gli eventuali squilibri, ma operare uno sforzo collettivo per far vivere il territorio come bene comune, come la casa di tutti e tutte. Più che le radici comuni costruire insieme il futuro di questa città.

La globalizzazione riduce tutto a merce, anche il territorio può essere puramente merce. La stragrande maggioranza degli abitanti di San Giuliano vorrebbe altro, vorrebbe vivere bene oggi e domani.

Emiliano Zambarbieri

Assessore alla Pianificazione Territoriale, Pace e Partecipazione

certe notti in SL

Ieri sera sono tornato a casa ero stanco, ma non avevo voglia di andare a dormire ma nemmeno di vedere la tv e cosi mi sono detto facciamoci un giro in SL magari faccio qualche foto a qualche land con architetture sconvolgenti. Per chi non lo conosce Second Life è un mondo virtuale dove in ambienti 3D ci si muove con il proprio avatar autocostruito, puoi essere un uomo, una donna, un pinguino, una fatina o tutto ciò che ti passa per la testa. Alla fine ho deciso di andarmi a visitare mantova è un luogo bellissimo costruito da un gruppo che non lo fa per soldi in piazza tutte le sere si incontrano amici e a volte vengono organizzati eventi musicali.

di seguito uno stralcio di conversazione con alcuni di loro:

[16:02] DarkEnergy Isaac: cioa eti
[16:03] You: ciao
[16:04] You: conoscete qualche bel posto da fotografare
[16:04] DarkEnergy Isaac: fotografare in ke senso
[16:05] You: come in che senso ?
[16:05] DarkEnergy Isaac: questa ke vedi è la ricostruzione di mantova rl
[16:05] You: foto SL
[16:05] You: mi piace mantova quella in RL
[16:05] DarkEnergy Isaac: bè qui nn trovi paesaggi naturalistici, ma solo la ricostruzione fedele di una città vera
[16:06] You: ma anche questa
[16:06] Cristiano Katscher: ragazzi scusate, devo andare, ‘notte
[16:06] DarkEnergy Isaac: notte cri
[16:07] Blackside Hax: … Signori….
[16:07] Blackside Hax: ciao
[16:07] DarkEnergy Isaac: ciao
[16:07] Blackside Hax: ciao Dark ciao eti
[16:07] You: ciao
[16:07] Blackside Hax: nes?
[16:07] Blackside Hax: news?
[16:08] Blackside Hax: mi sposto alla prox ciao
[16:08] DarkEnergy Isaac: ciao black
[16:09] You: chi sono i realizzatori di questo luogo
[16:09] DarkEnergy Isaac: ema puoi dirlo tu ?
[16:10] DarkEnergy Isaac: eti ha kiesto ki ha realizzato questa land
[16:10] DarkEnergy Isaac: eti senti ema ?

e infine qualche foto

La citta che vogliamo

il 15 giugno 2007 si è tenuto un’incontro pubblico, dove abbiamo proposto ai giovani sangiulianesi, un percorso per pensare con loro “la città che vogliamo”, l’iniziativa mirava a promuovere la partecipazione attiva dei cittadini all’interno della nostra città, nonchè l’apertura di un dialogo tra Comune e nuove generazioni attraverso un bando di selezione volto ad individuare giovani interessati a collaborare con l’Amministrazione comunale in un età compresa tra i 18 e i 30 anni.

il dibattito è iniziato quella sera ed è continuato poi sul forum del comune, è nato poi dopo la selezione dei Giovani portavoce di quartiere un gruppo di 9 ragazzi sangiulianesi che stanno per uscire pubblicamente con un progetto editoriale nuovo ed innovativo rivolto alla nostra città ed ai suoi giovani abitanti.

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